Come farsi ascoltare: l’ascolto di chi parla

Catturare l’attenzione e farsi ascoltare dagli altri non è sempre facile e scontato. L’ascolto infatti è dato dalla capacità di comprendere una prospettiva diversa dalla propria e di considerare le caratteristiche dell’altro e i suoi attributi di ruolo. 

Per farsi ascoltare è opportuno avere qualcosa da dire che possa interessare l’ascoltatore, governare alcuni elementi del contesto, stimolare la ricettività del destinatario del messaggio, ottenere il consenso informato ed esprimersi in modo gradevole.

Preparare un discorso: ecco come

  • Predisporre mentalmente ciò che si vuole esprimere, organizzando il contenuto secondo criteri di importanza primaria e secondaria;
  • Ipotizzare il tipo di ascolto che l’ascoltatore potrà e vorrà dedicare;
  • Scegliere il registro linguistico e gli stili comunicativi più appropriati al contenuto, al contesto, al tempo a disposizione e agli obiettivi.

Catturare l’attenzione del destinatario

Per stimolare la ricezione del destinatario, chi parla può ricorrere ad alcune mosse preliminari, inviando messaggi anticipatori. E sono:

  1. precedere il messaggio primario, commentarlo o inquadrarlo in una cornice interpretativa: “Sto per dirti una cosa importante e vorrei essere ascoltato”;
  2. dare una visione d’insieme di quanto si sta per dire: “Ti dico cosa ho notato…”;
  3. porre delle clausole su come si intende trattare l’argomento: “Non sono esperto di …”
  4. attribuire un ruolo all’ascoltare: “Tu che conosci bene…”
  5. esplicitare come si desidera essere ascoltati: “ho bisogno di parlare per chiarirmi”
  6. negoziare il tipo di ascolto per chiarire disponibilità, aspettative e ruoli reciproci: “ti va di ascoltarmi senza….”

Controllare la qualità della comunicazione: ecco come

Durante la transazione è importante che chi sta comunicando si assicuri che i suoi messaggi siano recepiti nel modo corretto. Dovrà perciò governare i seguenti fattori:

  1. Ambientali: controllare suoni o rumori, luminosità, temperatura dell’ambiente e sistemazione fisica dell’ascoltatore;
  2. Contenutistici: curare l’essenzialità, efficacia informativa, incisività, concisione, vaghezza, fatuità, perspicuità, novità e piacevolezza dei contenuti che propone;
  3. Relazionali: prestare attenzione, interesse nei confronti dell’ascoltatore, osservazione e calibrazione del suo feedback;
  4. Espositivi: curare espressioni vocali e gestuali, proprietà di linguaggio, scorrevolezza dell’eloquio, competenza e flessibilità linguistica
  5. Il tempo degli interventi: parlare quando l’altro è ricettivo. Accorgersi tempestivamente quando è il momento di modificare il tono o il linguaggio, di cambiare argomento, di passare il turno o di tacere.

L’ascolto attivo

Esso ci invita a mettere da parte, per il tempo contingente dell’ascolto, i bisogni personali, a governare impulsi e temperamenti, a tenere a bada la tendenza a focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti e a ignorarne altri. Ascoltare attivamente significa anche evitare di fare troppe interruzioni, aggiunte, commenti, distrazioni, domande non pertinenti, giudizi o squalifiche, al fine di cercare di comprendere la prospettiva del nostro interlocutore.

Le conoscenze durante l’ascolto?

A partire dalla voglia di stabilire e salvaguardare il rapporto, chi ascolta utilizza diverse conoscenze che permettono di intendere la situazione. Queste sono:

  • capacità percettive: che consentono di osservare in chi parla segnali analogici congruenti o incongruenti;
  • facoltà intuitive: che consentono di capire al volo, cogliere l’implicito, afferrare le allusioni, sopperire alle cancellazioni, contestualizzare le generalizzazioni;
  • capacità intellettive: che consentono di collegare i diversi dati e di produrre ipotesi su tali collegamenti;
  • capacità interpretative: che consentono di trarre inferenze, di spiegare certi fenomeni, di andare avanti e indietro per sciogliere nodi, disambiguare ambiguità, anticipare conclusioni;
  • potenzialità valutative: che consentono di giudicare la rilevanza, il peso, il valore, la credibilità di quanto viene riportato;
  • capacità empatiche: che consentono di cogliere le emozioni provate dal parlante.

Come esercitare un ascolto attivo?

  1. Mettere da parte i propri bisogni personali
  2. Governare la tendenza a focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti e a ignorarne altri
  3. Governare il proprio temperamento
  4. Concentrarsi sui contenuti
  5. Esercitare intelligenza emotiva

S.A. Studio Santagostino: i nostri servizi

In S.A. Studio Santagostino poniamo le Persone al centro della consulenza di carriera; le supportiamo in fase di transizione a riposizionarsi sul mercato in maniera efficace aiutandole ad effettuare:

  • un’analisi professionale
  • a definire un progetto spendibile
  • ad attuare una produttiva campagna di self marketing sul territorio. 

 
LEGGI ANCHE:
 
https://www.sastudiosantagostino.com/blog/consulenza-di-carriera-come-puo-esserti-utile/
 
 
 

1 thought on “Come farsi ascoltare: l’ascolto di chi parla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei alla ricerca di un lavoro o quello che hai non ti soddisfa piu'?
Scarica l'ebook gratuito "I 5 step che aiutano a crescere" e diventa protagonista del tuo futuro professionale
Sei alla ricerca di un lavoro o quello che hai non ti soddisfa piu'?
Scarica l'ebook gratuito "I 5 step che aiutano a crescere" e diventa protagonista del tuo futuro professionale