La figura del Temporary Manager: intervista a Stefano Livoti

Questa settimana per la rubrica Storie di Successo abbiamo incontrato Stefano Livoti, Manager versatile e perseverante che in circa 30 anni di professione ha acquisito competenze in quasi tutti i principali processi tipici di un’azienda manifatturiera; dalla Vendita all’After Sales, dall’organizzazione alle risorse umane, passando per progettazione ed industrializzazione.

stefano livotiStefano, come descriverebbe il suo iter di carriera in azienda?

Un’esperienza quasi unica in cui, pur all’interno di un unico Gruppo industriale, ho potuto studiare ed acquisire competenze diverse, toccando molti aspetti dell’organizzazione di un’azienda. Gli Elementi caratterizzanti sono stati l’approccio sistemico dato dall’applicazione della ISO9001 e la flessibilità e predisposizione al cambiamento dati dall’approccio Kaizen.

 
In che senso approccio sistemico e flessibilità e predisposizione al cambiamento?

Il mercato ed il mondo evolvono oggi con velocità tale da avere un’unica certezza: la capacità di adeguare costantemente processi, obiettivi ed organizzazione alle esigenze del cliente. L’approccio KAIZEN (KAI, cambiare, e ZEN, bene) ben consolida tale certezza, identificando il miglioramento con il cambiamento, ma partendo dall’osservazione della realtà in cui si produce il valore (il Gemba). La ISO09001, contrariamente al luogo comune, non cristallizza un’organizzazione, ma permette di strutturare uno standard organizzativo pensato per adeguare costantemente gli obiettivi di business e i processi all’evolvere delle esigenze del cliente, salvaguardando la soddisfazione di tutte le altre componenti (operatori, imprenditore, società etc.).

Ecco quindi come un metodo sistemico (la ISO) può ben accompagnarsi ad un approccio flessibile e aperto al cambiamento/miglioramento continuo (il Kaizen).

Ci racconta come è diventato Temporary Manager?

Le modalità di erogazione e iniezione di competenze nell’attuale mondo del lavoro non possono prescindere dalla realtà: i miei potenziali clienti hanno bisogno di un nuovo modello di collaborazione, che consenta loro di valutarne l’adeguatezza in una forma flessibile e dagli obiettivi dinamici, priva dei vincoli tipici del tradizionale “posto fisso”. Una forma, oltretutto, che possa consentire un migliore equilibrio tra personale e professionale, ma anche una più puntuale valorizzazione ed accrescimento delle competenze e capacità del singolo.

Quali dinamiche e resistenze personali ha dovuto affrontare prima di approdare al ruolo di TM?

Quanto più si ha un’esperienza consolidata, tanto più è difficile concretizzare le proprie competenze e capacità in un “prodotto” vendibile, in un assieme organico in grado di generare valore. Una buona formazione in ambito “outplacement”, che abbia al suo interno una parte di coaching,  è certamente uno strumento fondamentale per la transizione.

E quali sono state le difficoltà riscontrate come Temporary Manager?

Un manager di “carriera” svolge il ruolo in un’organizzazione con competenze manageriali come requisito per conseguire obiettivi definiti. Un Temporary Manager interviene in realtà in cui le competenze manageriali non sono un’esigenza conclamata né si è abituati a lavorare per obiettivi; quindi, il primo, è dimostrare l’utilità della propria professionalità in realtà che non ne sentono la mancanza, definendo innanzitutto gli scopi della missione. Nel Temporary sono quindi sublimate le competenze e le capacità “soft” per entrare nel minor tempo possibile nelle dinamiche dell’azienda committente, in modo da elaborare rapidamente i traguardi che ripaghino l’investimento, in tempi decisamente più brevi del manager di “carriera”.

Come recluta i suoi collaboratori? Che caratteristiche devono avere?

E’ fondamentale che siano curiosi ed appassionati del loro lavoro, caratteristiche fondamentali per non sentire la fatica ed essere sempre motivati ad imparare. Inoltre ricerco Persone aperte al cambiamento, perché possano vedere ogni modifica organizzativa e di metodo come una nuova sfida da vincere. Infine essere capaci di integrarsi in un team, perché il successo di ogni attività passa per un efficace gioco di squadra.

Ieri ed Oggi: le differenze nelle PMI?

Sino a ieri facevano la differenza l’intuito ed il know-how del leader, l’impegno nel lavoro, l’esperienza, il valore dei singoli ed altre caratteristiche che, per definizione, non sono direttamente trasmissibili. Oggi il consolidamento e la riproducibilità del know-how, il miglioramento continuo e la costante ricerca del miglior compromesso, tra qualità della prestazione percepita e valore intrinseco, non possono prescindere. La capacità di raccogliere, elaborare ed analizzare i dati sia interni che di mercato è la base per la ricerca delle migliori soluzioni in termini di tecnologie, metodi e sviluppo delle risorse umane.

Cosa consiglierebbe ad un professionista che vuole intraprendere una carriera come la sua?

Anzitutto ragionare sempre con l’ottica del Temporary; mai dare per scontato il proprio ruolo nell’organizzazione, ma conquistarselo ogni giorno, curando la propria formazione e sfidandosi sempre sulla capacità di conseguire obbiettivi nei tempi previsti.

Consiglio anche di curare il networking ed il confronto continuo con altre realtà imprenditoriali, sfidandosi ad analizzare e immaginare strategie operative anche su altre realtà differenti, per assicurarsi flessibilità nell’approccio.

Con l’esperienza si impara ad acquisire rapidamente le competenze verticali necessarie a svolgere il proprio ruolo mentre allenare le competenze soft e metodologiche deve diventare un esercizio quotidiano e personale.

Che studi ha conseguito? Le sono stati utili e coerenti al fine della sua carriera?

Il liceo classico mi ha dato capacità di analisi e sintesi, oltre a competenze utili ad approfondire e conoscere l’animo umano. La laurea in ingegneria mi ha dato i metodi per analizzare rapidamente un processo/organizzazione, gestendone le criticità e le strategie per ottimizzarlo.

Quali master o corsi di specializzazione suggerisce a chi vorrebbe intraprendere la sua carriera?

Tutti quelli che sviluppano le competenze trasversali e metodologiche (es. kaizen, six sigma etc.).

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1 thought on “La figura del Temporary Manager: intervista a Stefano Livoti

  1. Grande Stefano!
    Mi fa molto piacere leggere queste cose, compresa la utilità del coaching per interiorizzare davvero il proprio approccio al cambiamento!

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