Pensieri ed emozioni: il nostro atteggiamento mentale

Pensieri ed Emozioni è l’oggetto dell’articolo di oggi di Adriana Zerboni su “I Percorsi della Comunicazione”

Questo è il sesto incontro sulla comunicazione ed è stato anticipato da:

Imparare a danzare tra pensieri ed emozioni

Il modo in cui “percepiamo” la realtà ed attribuiamo un significato agli eventi influenza i nostri stati d’animo ed i nostri comportamenti, pertanto diventa un valore aggiunto essere consapevoli del rapporto esistente tra emozioni e pensieri.

Il mondo come lo interpretiamo, lo viviamo, lo percepiamo, lo immaginiamo inizia dal nostro sentire, quindi dalle emozioni e modella i nostri pensieri.

Poniamo di osservare due fanciulli della stessa età al parco giochi con la loro mamma, potrebbe succedere che uno saltelli gioioso emettendo gridolini di felicità e che l’altro si nasconda e pianga spaventato, gridando di volere andarsene.

Persone diverse nella stessa circostanza possono sperimentare “emozioni” molto diverse.

Che cosa determina questa differenza?

E’ l’atteggiamento mentale con cui questi due bambini, influenzati dalle esperienze pregresse, si pongono davanti alla situazione descritta.

Uno penserà che stare al parco giochi è molto divertente, l’altro che è terribile.

In alcuni casi focalizzare ciò che pensiamo è difficile in quanto:

  • alcuni nostri pensieri sono diventati “automatici”, nel senso che sono stati agiti così frequentemente da diventare usuali fino a sfuggire alla nostra consapevolezza;
  • certe volte confondiamo i pensieri con le emozioni.

Per esempio, ci può succedere di dire “sento che non ci riuscirò mai”, oppure “mi sento un cretino”, mentre sarebbe più pertinente dire “penso che non ci riuscirò mai”, “penso di essere un cretino”.

I pensieri sono una forma di comportamento non direttamente osservabile, in quanto interiore, ma pur sempre modificabile. Il nostro modo di pensare è stato acquisito attraverso l’esperienza, è quindi appreso e non innato.

Cambiare modo di pensare è come cambiare certe abitudini, in genere si tenderà a modificare solo quelle che ci portano ad avere con frequenza emozioni intense e “spiacevoli”. 

Per comprendere meglio questo meccanismo dobbiamo fare una piccola deviazione sul “come si suddividono le esperienze emotive”?

In genere tendiamo a credere che le emozioni rispondano a questo schema:

  • c’è un evento esterno (il capo agisce un richiamo; il partner si dimentica di telefonare; il collega invade i nostri spazi)
  • questo evento suscita dentro di noi un’emozione

In realtà questo schema non è completamente esatto

Quello che realmente accade, segue questo schema:

  • c’è un evento esterno (il capo agisce un richiamo; il partner si dimentica di telefonare; il collega invade i nostri spazi)
  • nei confronti di questo evento, manifestiamo un pensiero, una riflessione, una “valutazione”, sostanzialmente un’interpretazione dell’evento; che può essere razionale (oggettiva) o irrazionale (irrealistica);
  • questa “lettura interpretativa cognitiva” dell’evento esterno, provoca dentro di noi una risposta emotiva, che nasce dal nostro “percepire” l’evento stesso

Cosa è accaduto?

A determinare l’emozione non è stato l’evento esterno, bensì l’interpretazione dell’evento.

Potremmo dire che se cambiamo l’evento o l’interpretazione, potremmo cambiare anche l’emozione. Ora, il più delle volte, l’evento esterno non si può modificare. In genere è qualcosa che è successo, fuori dal nostro controllo. Diversamente l’interpretazione dell’evento, i pensieri che formuliamo rispetto all’evento sono direttamente modificabili da noi.

Molte volte un modo diverso di pensare e leggere l’evento può portare a diverse reazioni emotive, che a loro volta determinano reazioni comportamentali diverse, funzionali o disfunzionali. Sostanzialmente non sono gli eventi a creare le emozioni, ma il modo in cui leggiamo e diamo loro un significato.

“La mente da se stessa può far diventare un paradiso un inferno ed un inferno un paradiso” – John Milton.

Identificazioni dei pensieri e meccanismi utili

Spesso non è facile identificare i pensieri, in quanto si ha l’impressione di aver agito automaticamente, in quanto molti pensieri sono inconsapevoli. Diventa di fondamentale importanza dirigere la nostra attenzione su un’accurata analisi dei diversi stimoli, in modo da riconoscere tutti quelli irrealistici, che ci influenzano negativamente.

Per riuscirci bisogna avere un’apertura mentale e la capacità di vedere le situazioni da punti di vista alternativi, in modo da sviluppare strategie efficaci per gestire le proprie emozioni e trovare delle soluzioni creative ed efficaci.

Automatismo rigido e disfunzionale

Quando la stessa interpretazione e lo stesso comportamento si ripropone in una nuova situazione, questo ci indica un automatismo rigido e disfunzionale. Molte sofferenze psicologiche sono causate da distorsioni cognitive (deformazioni del nostro sistema di percepire) che ci portano a interpretare gli eventi in modo distorto e a creare difficoltà interpersonali. 

pensieri disfunzionali ci portano a sentirci a disagio, a provare emozioni “negative” anche molto intense e a comportarci in modo inefficace. Tutte queste componenti interferiscono con il raggiungimento dei nostri obiettivi.  Per avviare un processo di cambiamento dobbiamo essere consapevoli dei pensieri che innescano specifiche emozioni e di conseguenza comportamenti inadeguati ed inefficienti.

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